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Il difensore e l'antropologia forense. Il Labanof di Milano.

Il difensore e l'antropologia forense. Il Labanof di Milano.

    IL DIFENSORE e  L’ANTROPOLOGIA FORENSE a cura della dott.ssa Digirolamo.

Nell'ambito della medicina legale sono stati numerosi i casi di famosi riconoscimenti di cadaveri effettuati tramite la dentatura e le ossa: basti pensare al caso del ritrovamento di resti carbonizzati rinvenuti nella cancelleria del Reich e attribuiti al Adolf Hitler in base alle protesi e agli intarsi evidenti sulla radiografia del cranio dello stesso, effettuata sul dittatore dopo l'attentato subito nel 1944, dal quale usci gravemente ferito.
Tutto questo è stato ed è possibile grazie all’antropologia, una scienza che studia l'uomo, le sue caratteristiche anatomiche e  comportamentali.
L’antropologia è detta forense quando lo studio dei resti umani è effettuato nell'ambito di indagini dell'autorità giudiziaria ed ha lo scopo di identificarli e di fornire informazioni utili all'accertamento delle circostanze e delle cause della morte e all'individuazione di eventuali responsabili.
A differenza del medico legale, l’antropologo forense studia i corpi in avanzato stadio di decomposizione, che quindi presentano particolari problemi di identificazione e di individuazione delle circostanze della morte.
Il suo principale ambito di competenza è costituito dalle ossa, tuttavia comprende anche l'analisi dei resti di capelli, peli e di altri organismi presenti sul cadavere (come piante o insetti) e del luogo del ritrovamento.
Il lavoro dell'antropologo forense è suddiviso in varie fasi partendo dall'analisi dei resti sul campo fino a giungere  a quella che è l'analisi in laboratorio.
Quest’ultima fase, quella dell'intervento in laboratorio è la fase più importante, infatti, è proprio in laboratorio che l'antropologo interviene direttamente sui resti ossei del soggetto occupandosi prima della pulitura di questi, del riassemblaggio del materiale rinvenuto e infine di uno studio più approfondito tentando di "ridare vita” ai resti e di ricavare dagli stessi informazioni utili a ricostruire la scena del delitto. 
In laboratorio l'antropologo si concentra sullo studio dei capelli e del materiale pilifero, nonché sulla analisi di insetti, piante e impronte ricavate sul luogo del ritrovamento,  cercando così di determinare il c.d. PMI (post mortem interval), ossia la quantificazione del tempo trascorso dalla morte. Solo dopo ha la possibilità, tramite la ricostruzione facciale e la sovrapposizione delle fotografie,di ridare un volto al soggetto.
Le tecniche impiegate dall’antropologia forense sia sul campo che in laboratorio sono finalizzate alla descrizione:
 del profilo biologico: sesso, età, razza, statura, connotati e contrassegni;
 dell’identificazione personale, attraverso la identificazione dei resti;
 della causa di morte;
 delle modalità di morte;
 dell’epoca del decesso.
I laboratori di antropologia forense si occupano anche di
• ricerca di cadaveri occultati;
• analisi della scena del crimine;
• identificazione personale nel caso di disastri di massa
• ricerca dell’età e analisi della imputabilità di un soggetto vivo;
• verifica di  maltrattamenti, torture, o violenze subite da persone vive o da cadaveri;
• identificazione personale di immagini di viventi attraverso sistemi di video sorveglianza .

A tal proposito si segnala il LABANOF, Laboratorio di antropologia e odontologia forense presso l’Università degli studi di Milano, diretto dal dott. Davide Porta, laureato in scienze biologiche, e che vanta uno staff di assoluto rilievo.
Detto organismo si occupa di medicina legale e delle assicurazioni, di osteologia ( studio delle ossa), antropologia, archeologia funeraria e paleopatologia ( studio delle malattie dei resti umani).
Il laboratorio organizza corsi di alto livello per chi volesse specializzarsi  in una delle branche scientifiche citate ( www.labanof.unimi.it).

Il difensore penale che si occupi di casi di omicidio, di occultamento di cadavere, di ricostruzione  della scena di un delitto a fini risarcitori, o anche della ricerca di persone ha necessità di chiedere la collaborazione di esperti in antropologia o biologia forense.
E comunque nel caso  in cui questi specialisti siano consulenti del PM o nominati periti dal Giudice è necessario che una difesa accorta, si munisca di un consulente esperto della materia, atteso che , come ripetiamo sempre nei nostri articoli, la scienza non ha verità assolute, ma asserzioni sempre confutabili e sempre verificabili.
 *Stabilire l’esatta ora della morte, o stabilire  che un cadavere appartiene ad una certa persona o no, stabilire che una persona in vita ha subito violenze o no, sono dati da cui può dipendere la condanna o la assoluzione di un imputato e comunque l’esito positivo o negativo di un processo penale.
* Stabilire le causa della morte di una persona, o se la stessa in vita aveva una certa malattia, oppure determinare  le concause di un disastro di massa, può determinare o meno il diritto al risarcimento.
* Analizzare  tracce umane può essere decisivo per ricercare una persona scomparsa.
La difesa tecnica che svolga investigazioni difensive o che voglia confutare le tesi avversarie deve sapersi avvalere, in maniera corretta e professionale,  di tali ausiliari per irrobustire le proprie tesi o confutare quelle avversarie.
Ossia, l’eterno gioco del "processo  penale”.

Dott.ssa Anita Di Girolamo

Articolo scritto da: Avv Filippo Castellaneta e avv Anita Digirolamo il 29/06/2013
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